|
|
Fanny & Alexander "Heliogabalus"
Intervista a Luigi De Angelis e Chiara Lagani
Di Rodolfo Sacchettini.
Torna indietro
La figura di Eliogabalo tra mito, leggenda e storia suscita immediatamente alcuni questioni: anarchia, identità sessuale, adolescenza, teatro al potere
Di questo ampio ventaglio nel vostro Heliogabalus è forse il corpo delladolescente il punto di partenza?
DE ANGELIS: Lidea originaria è stata quella di lavorare sul corpo e sullo stare, in particolare riferendosi alla figura di un adolescente che si trovi nel suo luogo sacro per eccellenza: la propria stanzetta. Non ci interessava mettere in scena il mito o i testi che vi ruotano attorno, da Artaud ad Arbasino, piuttosto volevamo riflettere sullo sguardo delladolescente e sul problema identitario.
Il nostro Eliogabalo non vive in età imperiale, ma abita nelloggi; la sua mitomania consiste nel vestire il proprio corpo - che è anche un corpo ermafrodita - con dei segni che derivano dalla cronaca, ad esempio dal potere religioso, con tiare vescovili ritagliate in carta di giornale. La prima immagine da cui sono partito è stata quella cronachistica di papa Giovanni Paolo II sugli sci, denominato latleta di Dio dalla nota passione per gli sport invernali. Il nostro cortocircuito nasce dallidea che è del tutto plausibile trovare un paio di sci in una stanza o in un garage: ladolescente li indossa, sommandoli ad altri segni del presente per dar vita alla propria visione del mito.
Eliogabalo è un giovane danzatore-sacerdote del culto del Sole in Siria, che a quattordici anni è stato fatto imperatore per volontà delle madri. Dopo un viaggio lungo un anno per arrivare a Roma, ha imperato per tre anni cercando di instaurare un culto che non poteva certo essere accettato. Nel nostro lavoro tutto accade nella stanza e il tentativo è quello di inseguire la parabola di Eliogabalo, la costruzione della sua figura sempre in relazione a un pubblico, a un fuori, a una comunità di sconosciuti. Per me la Roma a cui si rivolge Eliogabalo è la platea del pubblico. Da uno sguardo puntato su di sé a uno sguardo rivolto allesterno quello che vogliamo sollevare è il problema del processo creativo dellartista. Consegniamo tutto allaperto ed è come se per un attimo la tenda si aprisse del tutto.
A un certo punto il vostro Eliogabalo per parlare al popolo romano si inventa una lingua impossibile
LAGANI: Eliogabalo arriva in una città a lui sconosciuta (Roma) e la comunità lo rifiuta, o comunque non lo riconosce come membro. Una delle prime domande che il fanciullo si pone è: come faccio a parlare a questa gente? Parlare a costoro è anche conquistarli, significa essere accettato, proprio da un punto di vista amoroso. In questo senso la relazione a cui Eliogabalo aspira è per noi uno specchio fortissimo della relazione che un artista intrattiene con la comunità. Lartista (e il suo pubblico) è sempre alle prese con un linguaggio irto, nuovo, fortemente simbolico ed enigmatico. Lartista rivolge una domanda di tipo amoroso al gruppo di spettatori, esprime una tensione allo stesso tempo linguistica e sessuale.
Allora il linguaggio impossibile è la forma che assume lo sforzo amoroso verso gli altri, una specie di estremo adescamento erotico rivolto alla collettività. Contemporaneamente cè anche un côté molto più semplice, sempre legato alla fabula: il ragazzo Eliogabalo non ha nulla, se non il proprio corpo. Non ha una lingua comprensibile, non ha altri strumenti di conquista, altri oggetti cui riferirsi, altri idoli. Lunica possibilità è il corpo, lofferta esasperata di sé come oggetto di adorazione e come estrema forma di invenzione linguistica. Così il testo di Eliogabalo è composto da gesti, da luci, da una partitura musicale, da un abito.
In questo spettacolo utilizziamo tre tipi di lingua impossibile. Il riferimento più insistito è a Tommaso Landolfi e alle sue invenzioni linguistiche proprio in relazione a una tensione utopica. Abbiamo un linguaggio tipografico, uno musicale (Solresol) e un omaggio finale a Landolfi con la poesia Aga magera difura. Appare paradossale, ma alla fine il linguaggio per definizione più indecifrabile risulta essere quello unanimemente più compreso.
|
|
|