|
|
Online Festival 2005: Intervista Mal Pelo: "Ricomincio dalla casa"
Per tornare a volare mettono un piede a terra, per abbattere i muri della paura costruiscono muri: Pep Ramis svela il paradosso dei danzatori di MalPelo e del loro centro di creazione in Catalogna.
Torna indietro
Cosa fa un danzatore stanco per riprendere lenergia del volo? Semplice: rimette i piedi a terra. O magari si fa un pied-a-terre, come spiega con un gioioso calembour Pep Ramis. Perché Pep, quando ha cominciato ad avvertire i primi segni di stanchezza nel suo lavoro, quando ha temuto di essere arrivato a un punto fermo, ha intuito che per rimettersi in cammino doveva paradossalmente provare a fermarsi per ritrovare le radici, per ritornare al suo grotowskiano primo giorno nella danza.
E così, insieme allinseparabile Maria Munoz e ai compagni di MalPelo, un bel giorno invece di partire per chissà dove, a due passi da casa sè tirato su una seconda casa. Una casa per curare lanima, o meglio ancora lanimale. Quellanimale nascosto dietro langolo, la vita allapparenza inafferrabile che si agita alle nostre spalle. Lì, dentro i quattro grandi muri de Lanimal a lesquena, Pep Ramis e MalPelo oggi danno la caccia allanimale. Aprendosi allascolto del corpo senza niente, come direbbe Virgilio Sieni, e allo sguardo degli altri, allosservazione da differenti prospettive.
 |
Lanimal a lesquena, centro di creazione e di ospitalità creativa, ha aperto i battenti nel 2001 nelle campagne di Girona, in Catalogna. In quello stesso anno molti chilometrì più in là Drodesera avviava ledificazione della sua fabbrica civile di poesia nella Centrale di Fies. Due percorsi geograficamente lontani, legati a filo doppio da unaffinità profonda. La stessa sintonia che negli anni Novanta portò MalPelo a Dro a danzarne le strade, a riscoprirne i vicoli e gli spazi più impensati.
Oggi MalPelo torna a Drodesera, ed è un incontro fra ancore migranti. Lanimal a lesquena entra nella Centrale Fies e viceversa. Cadono i muri fragili, cadono le paure. Due piedi a terra magari tre, con Cango per lutopia possibile del volo condiviso.
Pep, come nasce il vostro centro a Girona?
A un certo punto la necessità arriva: dopo dieci anni la compagnia era entrata in una specie di routine del fare: produzione, tournée, produzione, tournée
La struttura è sempre la stessa, e diventa difficile trovare una formula per stimolare un cambiamento, per uscire dal meccanismo. Per questo nacque lidea di costruire un centro, un luogo dove coltivare meglio la tua creatività e al tempo stesso dove invitare tutta la gente che negli anni hai conosciuto o che avresti voluto conoscere. Io e Maria siamo sempre stati un nucleo, e sentivamo il bisogno di aprirci. Così questimpresa labbiamo condotta con Toni Cots: per avere una visione al di là del nostro nucleo, un triangolo aperto di sguardi. Il primo passo è stato quello di cercare una casa in campagna: ne abbiamo trovato una grande, proprio a poca distanza da dove già abitavamo. Qui abbiamo costruito una sala, 22 metri per 14, per il lavoro della compagnia; e poi, in questo spazio, abbiamo cominciato a ospitare altre persone e altre esperienze.
Cosè, esattamente, Lanimal a lesquena?
Il centro si è fondato sin dapprincipio su tre cardini: creazione, documentazione e incontri, cioè attività di scambio e laboratori. La base di tutto, qui, è il corpo. Ma ci sono ovviamente diversi piani: non partecipano solo danzatori, ma anche teorici, scrittori, documentatori
E cosa hai raccolto, come frutto di questa svolta?
Per prima cosa ci siamo resi conto che la gente ha una necessità forte di spazi come questo, unico in Spagna, dove trovarsi e parlare di lavoro.
Ma nel vostro percorso artistico e umano, nel cuore di MalPelo, che novità ha portato il centro?
Internamente, dentro di noi, è stato un grande cambiamento. Perché prima di entrare qui avevamo una visione un po chiusa, lo sguardo di una compagnia stanca che faticava a rompere i suoi schemi. Certo, anche noi abbiamo sempre partecipato e partecipiamo ancora a tante collaborazioni che ci vengono proposte. Ma lo spirito di offrire e di ricevere in maniera generosa, un po alla volta spalanca il tuo stesso sguardo. E questo è quello che qui è successo a noi. Ora il nostro lavoro interno è più aperto. Più fragile, se vuoi, ma al tempo stesso più forte, arricchito da quel bene prezioso che sono i dubbi. Quando lavori con il corpo umano e ti apri allascolto del corpo umano, finisci per riconoscere lessenza delle cose e a lavorare su questa essenza.
Insomma, mi stai dicendo che - come indicò per primo Eugenio Barba con lIsta - paradossalmente più esplori laltro da te più impari a esplorare la radice profonda di te stesso; che conoscere vuol dire sottrarre
Sì, è così. E non a caso - sul terreno artistico - tutti i nostri spettacoli di questi ultimi anni sono spettacoli che noi chiamiamo in bianco: scene praticamente vuote, dove la presenza decisiva è solo quella del corpo. Questo rapporto con il tuo corpo e con il corpo dellaltro, questo ascoltarsi e ascoltare, finalmente porta a lavorare senza paura.
 |
Cioè?
Io penso che oggi la gente, nel fondo, abbia una paura grandissima, paura a riconoscersi nellaltro
Non so spiegartelo bene, ma dentro di me questa cosa è chiarissima. La vedo nel modo in cui circola linformazione, nel modo in cui ci si parla nella realtà quotidiana
Io vedo tanta paura. Quando però lavori con il corpo, in una situazione per così dire ufficiale, questa paura non cè. Perché ci si sente molto accanto allaltro, ti conosci per come sei, ti riconosci animale. La paura, per me, è una cosa molto concettuale, intellettuale: ascoltando il corpo, la paura non cè più. Et voilà, scompare. E qui potremmo parlare anche di quel che ci mostra la realtà politica in Spagna; potremmo parlare dellultimo governo di Aznar, di quello che stava facendo per giocarsi politicamente questa paura
Ecco, io credo che alla gente non piaccia sentirsi addosso tutta questa paura, questi demoni evocati che vengono a fare non si sa che cosa
Vuoi dirmi che costruire uno spazio come il vostro centro significa anche creare luoghi e occasioni per liberarsi da queste paure?
La paura viene quando non cè la possibilità di relazionarsi tranquillamente con laltro, con il diverso da sé. Quando non cè la possibilità di avere un posto dove parlare di quello di cui si ha veramente voglia di parlare, in questo caso dei processi creativi, della musica, dei testi
Se non si ha uno spazio per farlo, allora si vive nella paura di farlo e il confronto con laltro non avviene mai. Però la nostra esperienza ci dimostra che quando accade alle persone piace tanto, che tutti abbiamo davvero un desiderio profondo di metterci a dialogare sul nostro lavoro.
Fra le mura de Lanimal a lesquena, insomma, si rompono i muri concettuali e si vince la paura?
Sì, questo è un luogo politico, per un lavoro molto politico. Per esempio la realtà della danza, in Catalogna e più in generale in Spagna, è fatta di tanta gente che lavora nel suo studio, fa i suoi spettacoli, ma non cè un rapporto serio, professionale, attraverso il quale sia possibile discutere o mettere in dubbio il tuo lavoro, uno di fronte allaltro. Non ci sono luoghi ufficiali dove questo possa succedere. Noi abbiamo messo in piedi questo spazio, che è privato certo, ma poco importa. La voglia di chi viene qui, non solo dalla Spagna ma da ogni parte del mondo, è davvero quella di capire a che punto ognuno si trova rispetto ai percorsi di altri professionisti. Quindi ciascuno apre il suo lavoro per dialogare con quello di altri. E poi, qui intorno cè la campagna, non il rumore continuo delle città: le persone, tranquille, parlano e agiscono, focalizzando tutto sul lavoro.
La compagnia Mal Pelo è una di quelle realtà che hanno camminato a lungo insieme a Drodesera, e che in qualche modo hanno contribuito a farne la storia. Qui mancavate dal 2000, dallanno cioè in cui avete cominciato a costruire Lanimal a lesquena. Oggi tornate, partendo da una casa per trovare unaltra casa che nel 2000 ancora non cera, la Centrale Fies. Anche Drodesera è cambiato: cosa ti aspetti?
Non abbiamo mai fatto spettacoli alla centrale, ma due anni fa siamo venuti a vederla per un sopralluogo tecnico. E uno spazio bellissimo, che lascia su chi lo attraversa unimpronta molto forte. E un luogo impregnato di emozione e che ti parla in continuazione. Ti parla perché è uno spazio non chiuso, nel senso che non è proprio finito, e per questo lo senti vivo. Mi sembra molto giusto che lo abbiano scelto per farci il festival. A Fies lavoreremo senzaltro meglio. Il tempo degli spazi in strada è stato bellissimo, però i cambiamenti quando seguono direzioni come questa sono sempre i benvenuti. Specialmente dopo tanti e tanti anni di lavoro, un cambiamento del genere te lo puoi permettere e lo puoi fare molto bene. Insomma, credo che sarà meglio, e non solo per gli spettacoli. Un punto di riferimento più essenziale, anche nella prospettiva che diventi una casa permanente della creazione.
A Fies 2005 porterete quattro spettacoli molto recenti, tutti inediti per Drodesera e tutti del periodo bianco, se posso chiamarlo così. Me li racconti in sintesi?
Innanzitutto cè Lanimal a lesquena: è del 2000, una trilogia in duetto tra me e Maria. Poi An (el silencio): lo so che in Italia avete questo partito che si scrive An, ma rassicuro tutti che il nostro spettacolo non ha niente a che spartirci. In scena sei persone e un musicista: avrebbe dovuto esserci anche il nostro cane, ma ora è ammalato e non esce più. In uno spazio bianco, solo sedie e tavoli ai lati, rielaboriamo un poema di Jean Cocteau, La visita: un uomo morto in guerra che torna, dopo la morte, a far visita a una persona malata, un suo caro amico che forse potrebbe essere lui stesso. E un occasione per parlare di vita e di morte, ma anche di guerra e di violenza, e del silenzio: silenzio musicale, fisico, interiore. E un lavoro ricco e succulento, speciale nel ritmo che a volte crea anche una tensione fortissima con lo spettatore. Il terzo spettacolo è Atlas: ci stiamo lavorando ora io e Jordi Casanovas, e ci divertiamo parecchio. E basato su un libro che parla del corpo nel Chisciotte, un viaggio da nessuna parte come scusa per parlare di tante piccole cose umane. E infine cè Atras los Ojos, un solo di Maria, molto molto forte. E un materiale essenziale, con un musicista in scena, che segue due linee drammaturgiche: la prima è la separazione da una persona amata, la seconda più filosofica la separazione delluomo dallanimale. Io credo che si debba ancora ascoltare molto, lanimale. A tanti livelli. Se lo ascolti, dentro e fuori di te, si aprono molte domande e molte risposte.
La separazione delluomo dallanimale è stato fra laltro il tema centrale di un bellissimo spettacolo del Teatro della Valdoca, Paesaggio con fratello rotto, prodotto e presentato lanno scorso a Drodesera; e della necessità di ritornare al dialogo con la propria idiozia animale parla anche una regista come Emma Dante. Cosa significa tutto questo?
Da sempre, sin dai nostri primi spettacoli, con MalPelo abbiamo indagato intorno a questa idea di animale, del corpo animale. Il corpo ha in sé una storia scritta che viene da molto lontano: basta a volte ascoltare un po queste linee scritte nel corpo, per capire che siamo animali. Devo dire che in questi ultimi secoli luomo si è allontanato tantissimo da questo riferimento animale, ma mi ostino a pensare che non sia possibile abbandonarlo così. Penso per esempio al lavoro fisico di costruzione della nostra casa creativa che abbiamo fatto io e tutto il gruppo di MalPelo: aver lavorato il legno, aver tirato su il tetto, insieme per anni, tutto questo mi ha dato e mi dà un senso reale del dove siamo, anche rispetto al mondo circostante e quindi al lavoro artistico. Perché quando hai uno studio, ti ci puoi chiudere dentro e non capire più niente di dove sei. Resti soltanto in questo spazio mentale di azione che a volte si allontana completamente da una certa realtà forse più interessante. Una realtà vicina, appunto, alla realtà animale. A me interessa vedere me stesso e le persone con cui lavoro anche su questi altri piani, dove per esempio si lavora fisicamente con le mani e basta, hai una finalità molto chiara costruire questa cosa e basta. Per cui la mente viaggia in un altro senso, e la relazione con laltro è molto diversa.
A proposito della costruzione della casa: ma davvero non ti ha mai sfiorato il dubbio che una volta piantate le radici in un luogo ti potrebbe venire la voglia di fermarti, di sederti, di smettere di cercare?
Appena comprata la casa, per un attimo ci siamo detti ecco, ora forse ci fermiamo qui e non ne usciamo più. Ma intanto ora è già tutto diverso, perché dentro il centro le possibilità di lavoro di Mal Pelo, o anche individuali mie e di Maria per esempio sono cresciute moltissimo. La cosa mi diverte parecchio: il fatto che abbiamo messo, diciamo così, un piede a terra costruendo lo studio e la casa, ci ha aperto ancor più lo spazio interiore.
Danzatori che per volare devono mettere un piede a terra?
In un luogo come questo, così concreto, dove passa un sacco di gente, così tranquillo con il bosco vicino e il silenzio beh, noi, allinterno di questo spazio viaggiamo come mai prima. Viaggi mentali, molto veloci e molto forti, sempre restando qui. Una bella contraddizione, no?
|
|