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Compagnia Virgilio Sieni Danza: Cado

Di Virgilio Sieni.
Con Ramona Caia, Erika Faccini, Marina Giovannini, Mara Smaldone.
Musica di Francesco Giomi.
Costumi di Manuela Menici.
Coproduzione drodesera > centrale fies.

Sabato 31 luglio > Centrale Idroelettrica di Fies > Sala Turbina 1 > ore 21.00.
Durata 60 minuti > Ingresso euro 10,00.

La temperatura della propria distruzione è la temperatura della propria rigenerazione.
H.Garùm O’Ri
Io devo avere un corpo perché vi è qualcosa di oscuro in me.
Leibniz

Note: Cado si riferisce all’azione quotidiana che trasfigura in tragedia dell’apparizione. Da appunti e sequenze sull’oggi come altrettante striminzite tragedie della solitudine abbandonate nello spazio, a drammi sull’amicizia che evaporano nella ricchezza del gesto, da comiche inutili che con sforzo e leggerezza piombano e cadono improvvise in una richiesta di aiuto, all’oggetto che crea durata e memoria, è il luogo non è nello spazio.
Il corpo si forma in una ricerca senza sosta sull’irregolarità e la necessità di costruzione (del corpo e dell’oggetto: l’albero, lo schermo, lo stendino. la stanza, la casa). Si cade continuamente in qualcosa d’altro come traccia di un corpo su un altro corpo. Il quartetto di donne penetra la propria complicità politica enunciando visioni, rantolii, gioie simboliche. Rimane il corpo sulla passerella. Si formano quartetti sul metodo e le regole rigorose dell’intuizione
Si promuovono acque minerali e prodotti detergenti come annotazioni del viaggio, si muore abbattuti, si recita davanti allo schermo, con pietà, si costruisce l’albero attraverso quattordici movimenti coreografici, appare il cinema nella vestizione attraverso duetti per mano e corpi ribelli, si pressa il corpo, si getta sul corpo quasi un prologo alla Visitazione del Pontormo nel quartetto pressioni, appaiono personaggi simbolici e di passaggio che ci indicano la strada per la prima baraccopoli di danzatori.
Qui si cade nella scena e fuori scena, ponendo la drammaticità del corpo nella leggerezza tragicomica. Si cade svicolando dalle continue danze fisiche e narrative, si cade mentre emerge un sostrato di visioni quotidiane che interagiscono con l’esperienza unica del corpo, si filtra un vocabolario complesso cadendo nel nulla, se questo è possibile. Cado nasce da questa crisi volendo ri-scrivere un dramma sul silenzio e l’ascolto attraversando un palco.
Nel cadere il corpo tonfa verso il basso e impatta sostanzialmente una materia: esso ferma un moto per un altro, anche emozionalmente. Si cade in qualcosa anche per uscire da una condizione reiterata e rigida; si cade anche mollando le redini, apparentemente fuori controllo, comunque con sforzo indotto e volontario, con potenza e istintualità.
Apparenti ginnaste e striminziti saltimbanchi del nulla che, come ci indica Baudelaire attraverso Starobinski, cercando di incorporare la contraddittoria vocazione dello slancio e della caduta, dell’altitudine e dell’abisso, della bellezza e della sventura.
Scene abbaglianti, nel nero, senza perimetri. Il palcoscenico è disadorno, i costumi semplici come ginnaste fuori dal tempo, gli orpelli sono ben pochi. I nomi delle scene ci indicano un passaggio nell’oggi: quartetto psycho, quartetto albero, vestizione, quartetto pressioni, Tienanmen, quartetto Nairobi con la Principessa di Nairobi, Giulietta Masina, il burattino pizzaiolo sadomaso, la Regina dello stendino, le case e il carrarmato.
Qui il corpo appare insieme all’oggetto portato in scena per far emergere una condizione di solitudine e di forte identità. Una dispersione dell’immagine fisica che sempre è alla ricerca di dove stare, con precisione e istintualità. Non si danno punti di riferimento cadendo in un corpo che seziona lo spazio secondo continui e irregolari cambiamenti di senso. Si costruiscono azioni matematicamente e umanamente per finire quasi sempre a testa in giù.
Entrano in scena oggetti comuni già apparsi dietro il fondo, inflazionati, quotidiani che vengono disposti o gettati accanto al danzatore riflettendo una condizione attuale ed epidermica di annullamento e di recupero del nulla. Entrano oggetti mutando di senso, entrano come musica e corpo.
Si parla di natura morta che indaga le risorse del corpo umano di fronte ad una crisi; della figura disposta e bloccata, immortalata. Si parla di resurrezione perché il corpo necessita uno scavo, uno sforzo coraggioso per apparire diverso, non prevedibile e antropomorfo. Non nasce, rinasce, in quanto la pratica dell’improvvisazione diviene tutt’uno con l’arco coreografico, ponendosi dialetticamente col definito.
Questi danzatori sono intrusi nello spazio e senza volerlo protagonisti di una visione estetica abbacinante, apparentemente senza regole, nella ferrea costruzione fisica.
Soli con l’oggetto, nel graffio e nel dettaglio, che definisce un’architettura dinamica del corpo per aprirsi alla ribellione di una inedita urbanistica coreografica. Si parla anche di architettura perché il corpo del danzatore deforma la forma e costruisce una percezione abitativa secondo tre spazi: lo spazio “intorno”, lo spazio di fondo dietro il fondale da attraversare, lo spazio “dentro” quale grembo pensoso che con sforzo apre alla leggerezza e all’attraversamento.
Si parla di urbanistica perché non si accenna a canonicità di raggruppamenti corporei secondo logiche strutturali legate alla scena ma perché i corpi impostano con irregolarità e parola muta, ipotizzando una distribuzione organizzata per continui mutamenti spaziali, animistici, con logica corporea e narrazione fisica: un’apparente formarsi di dinamismi che si originano da flussi continui di spostamenti. La danza sembra costruita con materiali di riciclo energetico e oggettistico, diviene la casa attraversata dalla comunità dei danzatori. Infine CADO, sull’oggi, con rigore fisico, complicità politica tragicomica, protesta e realtà.

Esiste una musica di Cado?
Francesco Giomi

Una logica di semplicità e di limitato grado di polifonia caratterizzano la parte sonora di Cado.
L’aspetto che emerge maggiormente è legato al contrasto tra elementi tessiturali di natura ritmica ed oggetti sonori fortemente gestuali. I materiali ritmici propongono frammenti decontestualizzati (provenienti anche da altre musiche), riorganizzati in una serie di strutture mai autonome e legate al gesto coreografico; gli oggetti in primo piano si sostanziano invece di riferimenti tanto all’esperienza sonora quotidiana (tonfi, strusci, voci) quanto alla più pura tradizione concreta.
L’obiettivo non è forse quello della realizzazione di una musica assoluta ma un tentativo semmai verso la definizione di suono asettico per il movimento, dal quale emergono - talvolta - momenti musicali e dove l’atmosfera “elettronica” omologa stili e ambienti sonori differenti.

Sito ufficiale: http://www.sienidanza.it/


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Compagnia Virgilio Sieni Danza: Cado. Video dello spettacolo (sabato 31 luglio).
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Compagnia Virgilio Sieni Danza: Cado. Immagini dello spettacolo (sabato 31 luglio).
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Virgilio Sieni parla di "Cado": intervista realizzata il 31 luglio.
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