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Progetto Speciale
Teatro Valdoca: Paesaggio con fratello rotto

Intervista a Cesare Ronconi, regista di
Paesaggio con fratello rotto realizzata negli spazi della Centrale di Fies lunedì 20 giugno.

L'intervista é in forma testuale e video. Nella versione video l'intervista é stata ridotta. I video sono disponibili in formato Quick Time e Windows Media Player. Per visionare i video é necessario aver installato uno dei seguenti componenti. Selezionando il nome del formato é possibile effettuare il download del software dalla rete.
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Intervista video (Durata 3 minuti - 7,1 mb)

Formato Quick Time
Formato Windows Media Player: 56K - ISDN - broadband

L'intervista integrale:

... ci presenti questo spettacolo?
Paesaggio con fratello rotto nasce da un'idea sulla quale sto lavorando da un anno, l’idea di avere tre opere con tre tecniche narrative diverse.
La prima parte è questa ed è per tre attori animali: un oracolo, un macellaio, un attore macellaio, un cantante e un musicista. La seconda parte, che verrà messa in scena l’anno prossimo, è per dieci danzatori ed un gruppo rock. C’è una terza parte ed ultima, che vorrei allestire fra due anni, ed è un lavoro che prende in mano le prime due parti e le riscrive in una forma molto più complessa, per grande palco, con molti musicisti, molti attori e ballerini, diciamo una sorta di epilogo.

L’idea di avere degli attori animali in scena è una cosa straordinaria perché permette di far dire a loro delle cose, che non sono pertinenti in maniera assoluta all’umano, l’oracolo per capirci ha l’aspetto visionario, l’aspetto della grande consapevolezza, della visione, il macellaio ha l’aspetto sequenziale storico, l’azione, e i tre animali hanno invece una sorta di piccola voce, l’aspetto risolutivo del lavoro. Sono gli animali in realtà a svelare il segreto di questo lavoro.

Ho deciso di farlo in tre parti per svariati motivi. il primo è che è un opera vasta, è difficile oggi produrre da zero il totale, non è facile economicamente e tecnicamente.
Il secondo motivo è che volevo soffermarmi su ogni episodio, sull’aspetto più specifico di ogni questione, quindi la danza nel secondo, la recitazione nel primo, la musica rock nel secondo una musica invece più contemporanea, più sottile nella prima parte. La musica qui é creata dall'organo, quest’organo da chiesa che è stata una grande intuizione, credo sia la prima volta che si usa un organo da chiesa in uno spettacolo.
Tutte e tre le opera hanno un titolo che è “Paesaggio con fratello rotto”, un sottotitolo che decideremo negli ultimi dieci giorni di lavoro e che sarà un po’ la chiave specifica delle singole parti, quell’anima sottile che ti appare alla fine delle prove.

Il lavoro complessivo è un affresco sulla tragedia umana contemporanea, sullo sfacelo di un umanità un po’ alle corde, veramente agli ultimi atti. Una sequenza terribile, non solo per le violenze internazionali, umane e politiche, ma anche per l'inconsistenza del modello esistenziale umano. Diciamo che lo spettacolo è la conseguenza di un progetto sbagliato sull’umano, un'ignoranza che sarà punita duramente.

E’ dunque uno spettacolo molto contemporaneo...
E’ uno spettacolo ipercontemporaneo. E' il mio ventisettesimo allestimento ed ho sempre lavorato sull’umano, con questo spirito de "c’era dovuto di più", come esseri umani, come anime; sopravviviamo un po' alla nostra stupidità e in questo momento questo aspetto è diventato veramente pesante, ha superato i limiti di guardia.

Il teatro che ruolo ha in questo?
Il teatro, quello che faccio io, può solo porre delle domande molto forti a chi guarda, non penso di avere in mano una soluzione. Mi piacerebbe che se ne uscisse molto feriti, molto colpiti da un disagio che credo riguardi tutti, solo che spesso non si trovano le parole e i modi per dirlo.
In questo i testi di Mariangela sono molto pertinenti, gli attori sono molto sensibili, quindi spingiamo tutti in quella direzione.

... poi sai il teatro è un enclave, dentro un’altra enclave più grande che riguarda quelle poche persone che ormai amano lo spettacolo dal vivo, lo spettacolo con esseri umani viventi davanti a te, perché la grande fetta della comunicazione passa attraverso altri canali, il cinema, la televisione, Internet, ecc.
Io credo che si andrà sempre più verso la necessità di un contatto fisico, anche perché tutto lo rimuove, dunque alla fine si butta fuori tutto con violenza dalla porta e alla fine rienterà dalla finestra, da qualche altro angolo. Ci saranno anni in cui ci sconvolgeremo a vedere la persona viva che dice delle cose.

Il teatro ha la meraviglia, genera continuamente ipotesi, mondi, visioni, quando ho scelto di far teatro ho scelto quest'arte perché mi sembrava la più umana, per un motivo molto ovvio, perché il teatro senza attori non si fa, almeno quello a cui io do valore.
E’ l’arte forse più umana, completa, che riguarda l’uomo in maniera complessiva, c’à parola, movimento, azione, senso, ritmo, suono, canto, è molta completa come disciplina, ed anche molto difficile da tenere insieme.

L'esperienza di allestimento a Fies?
L’esperienza qui a Dro è molto speciale per molti motivi, è speciale perché è la prima volta che io allestisco in una residenza, quindi è speciale per la mia esperienza, di solito lavoro nella mie sede, dove conosco tutto, le dinamiche acustiche, di luci, ecc.
E' speciale anche perché vieni coinvolto dentro la vita di una realtà, incontri persone che sono parte di questo progetto comune e ne fanno parte tutti i giorni, come questa intervista, o le cose che abbiamo fatto come le foto, come la residenza stessa, l’ospitalità, il cibo, quindi tutto prende una faccia, questa centrale è la culla di questo bambino.
E' molto bello anche essere fuori casa, entrare nel mondo di altri, ci troviamo in relazione con persone intelligenti che lavorano da anni, che hanno impostato la loro vita per il teatro, quindi probabilmente questo è un grande desiderio comune, che il teatro viva, viva sia sempre più vivo, mi sembra una situazione molto appassionata.

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