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Drodesera 2003
Edizione numero ventitré
Montagna + Acqua = Energia
Festival di avventure alpine non euclidee
Liberi dal Tempo nel Tempio liberato
<<< Comunicato Stampa
Il mercante Walter Shandy tornava a casa dai suoi viaggi d'affari una volta a settimana. In quell'occasione, la domenica sera, egli provvedeva puntuale e inflessibile a due compiti: ricaricava la grande pendola in cima alle scale, quindi spegneva i lumi e raggiungeva la moglie per sbrigare i doveri coniugali. Una notte per - esattamente fra la prima domenica e il primo lunedì del mese di marzo nell'anno di nostro Signore 1718 - William Shandy s'infilò nella consorte dimenticando di caricare l'orologio. Quella notte, in quella notte unica, fu concepito Tristram Shandy gentiluomo. Un bimbo appena differente dagli altri, che mostrava un'ingiustificabile obliquità sin nel modo di far frullare la trottola. Un tipo un po' sfigato, direbbe oggi qualcuno. O forse, appunto, semplicemente un'anima obliqua.
Il mattino dopo io e le due ragazzine attraversammo il fiume Delaware
nel punto in cui l'aveva attraversato George Washington.
Andammo alla Fiera mondiale di New York, e la vedemmo
come era stato il passato secondo la Ford Motor Car Company e Walt Disney,
e come sarebbe stato il futuro secondo la General Motors.
E io m'interrogai sul presente; quanto fosse vasto, quanto fosse profondo,
quanto fosse mio.
La cosa più importante che ho imparato su Tralfamadore è che...
Passato, presente e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno.
I tralfamadoriani possono guardare i diversi momenti
proprio come noi guardiamo un tratto delle Montagne Rocciose.
Possono vedere come tutti i momenti siano permanenti,
e guardare ogni momento che gli interessa.
E' solo una nostra illusione di terrestri
credere che a un momento ne segue un altro, come nodi su una corda,
e che quando un istante è passato,
sia passato per sempre.
Kurt Vonnegut, Mattatoio n. 5
Drodesera 2003, ventitreesima edizione, sembra lo scherzo vitale dello stesso spermatozoo fuori squadra da cui nacque Tristram Shandy. O magari il figlio di quella strana notte di un anno fa, quando alla Centrale di Fies l'orologio impazzito di Roberto Castello riportava Il migliore dei mondi possibili all'impossibile verginità dell'istante prima del Ground Zero. Una creatura concepita a cronografi fermi, questo Drodesera, un festival che offre, nel suo insolitamente lungo dipanarsi, un affascinante invito all'oblio delle Regole del Tempo. Una navigazione obliqua sulle rotte tracciate dai calendari per - a dirla con Daumal - avventure alpine non euclidee. Racchiuso nello spazio finito - fisico e metafisico - del Tempio (la centrale idroelettrica di Fies, dove una turbina che gira su se stessa sintetizza l'eterna immobilità della montagna e il fluire perenne dell'acqua in infinita energia), Drodesera 2003 è una sorta di scambio ferroviario. Che curva improvviso i retti binari del Tempo e dirotta il treno in un anello dove i viaggiatori possono finalmente cogliere tutto - passato, presente e futuro - in un solo, rotondo colpo d'occhio. Chi osservasse le trame labili di Drodesera 2003 dal cielo, potrebbe paragonarle alla sezione del tronco di un albero secolare, nella quale ogni momento della vita è presente nell'irraggiarsi sincronico degli anelli. Oppure potrebbe ricordare di Billy Pilgrim, il viaggiatore di Kurt Vonnegut al quale - in volo sull'astronave che l'ha rapito - l'extraterrestre rivela il segreto più profondo: "Prenda la vita momento per momento gli dice - e vedrà che siamo, tutti, insetti in un blocco d'ambra".
Nelle sale del Tempio, Drodesera 2003 srotola allo sguardo del visitatore un arazzo intessuto di passato, presente e futuro. Agli antipodi del Museo - o della vetrina - la Centrale di Fies non espone l'opera perfetta, finita e chiusa nella sua gloria (l'escremento prezioso , la chiamava Valéry), ma l'opera e la sua sinopia, la creatura e il seme - così che la creatura abbia a sua volta l'evidenza del seme. Quasi tutti gli artisti e le compagnie invitate al festival, infatti, vi arrivano portando il proprio presente (lo spettacolo più recente), il proprio passato (a volte persino il primo spettacolo, o perlomeno il primo di un nuovo percorso), e in qualche caso anche il proprio futuro, il seme - la sinopia - dello spettacolo ancora sconosciuto di domani.
Così fa Virgilio Sieni, il più acuto e originale reinventore della danza in Italia che - consacrato ormai nell'olimpo dei maestri contemporanei per la lucida coerenza del suo linguaggio espressivo - presenta in quattro serate quattro diversi spettacoli. Quattro anelli che compongono lo spessore della sua robusta ricerca e che - osservati nella compresenza - permetteranno di percepire quel che più conta nella comunicazione artistica: non (o non solo) la scintillante illusione del traguardo raggiunto, ma anche e soprattutto il senso profondo del percorso intrapreso per avvicinarsi al mistero del miraggio. Dall'incontro decisivo con la fiaba (Yes, Yes, Cappux Red), con i suoi personaggi costretti a recitare la vita in una dimensione fuori dal tempo e dalla realtà - l'incontro che ha segnato gli ultimi anni della produzione artistica del coreografo e danzatore fiorentino - fino al nuovissimo Empty Space: uno spazio vuoto nel quale (cosa assai rara per Sieni) penetra la realtà più attuale, il puzzo venefico della guerra in Iraq, ma alle figure reali non resta che recitare il cartoon della morte. La One Week di Virgilio Sieni a Drodesera 2003 materializza quindi l'immagine di una ricerca estrema. Condotta sempre sul filo di lama che divide il gelo dalle fiamme, la follia dal logos, il silenzio dall'urlo, la vita dalla morte, nel tentativo forse di approdare all'ultimo inafferrabile segreto, il luogo in cui gli opposti - l'origine e la fine, le parallele - dimenticano Euclide e giungono a incontrarsi. La One Week di Sieni rappresenta - per Drodesera - anche l'inizio di una nuova tradizione. Negli anni a venire infatti la Centrale di Fies potrà aprirsi sempre più spesso, con altri nomi importanti del teatro e della danza, a esperienze come questa. Offrendo - inedita zona franca dalla signoria del tempo/denaro - agli stessi artisti un'occasione pressoché unica per confrontarsi con se stessi, con le loro radici e con il loro futuro, con il loro miraggio e i loro tradimenti.
Tra le potenti certezze del primo giorno e le inquietanti incognite del sentiero appena intrapreso, si muove anche la doppia presenza a Drodesera 2003 del Teatro del Lemming. Per i primi cinque giorni ufficiali del festival, infatti, la compagnia rodigina ripropone - nella torre del Castello di Drena - l'avventura di Edipo. Spettacolo per uno spettatore solo che una decina d'anni fa segnò la svolta nella ricerca di Massimo Munaro e dei suoi attori, aprendo una straordinaria quadrilogia dei sensi e spostando - in che misura poco importa - i confini stessi del Teatro. Edipo, la radice di quella clamorosa esperienza, aprirà un cerchio che verrà chiuso (e non a caso come ultimo evento dell'ultimo giorno, nella notte a cavallo fra due festival: primo evento di Drodesera 2004?) dalla nuova sfida del Lemming: Inferno I e II parte (quest'ultima quasi un'anteprima), un work in progress che rompe gli schemi espressivi del teatro dei sensi e tenta l'inaudita impresa di riscrivere, attualizzandolo, il perfetto capolavoro dantesco. Perché - come scrive lo stesso Munaro "se dal punto di vista psichico l'Inferno suggerisce uno sprofondamento dell'anima nel regno dei morti, nel regno di Ade, del sogno e dell'inconscio cioè in un luogo senza tempo - da un punto di vista etico esso ci riporta , invece, a domande basilari sul nostro tempo, sul regno del presente". Passato, presente e futuro, convivono nel Tempio.
Nel vuoto pneumatico di luoghi senza tempo e senza identità, in camere d'albergo, si agitano anche i fantasmi attualissimi dei Motus. Twin Rooms e Splendid's sono due delle ultime stazioni in cui è transitato il viaggio creativo di questo giovane e sempre più multietnico gruppo riminese. Un viaggio che sembra progressivamente ricondurre il teatro dei Motus sotto le insegne trionfanti della parola. Una parola, tuttavia, che non racconta la vita perché - dice Twin Rooms - l'essenza della vita non si coglie lungo la linea retta della narrazione, del tempo euclideo, ma nella ricomposizione improvvisa e soggettiva dei momenti, degli sbalzi, delle deviazioni, dei singoli fotogrammi. Né la parola - chiosa Splendid's, spettacolo più recente che pure è cucito sul genio drammaturgico di Genet - nell'anonimo hotel in cui abita questo mondo sa avere altra funzione se non quella di occultare. Occultare l'assenza di vita in quella che tutti chiamano vita e che in realtà è solo una lunga attesa dell'unico, autentico momento: la morte. La morte fisica. Tutto il resto, quell'altra; quella prima, la morte vera, forse è soltanto rumore.
Il rumore assordante del logos, la retorica che maschera paralisi e decomposizioni dell'esistenza umana, sono ugualmente al centro dell'attenzione in m'Palermu, folgorante prova d'esordio della Compagnia Sud Costa Occidentale, forse la più emozionante e beneaugurante apparizione degli ultimissimi anni sulle scene del teatro italiano. M'Palermu torna a Drodesera, un anno dopo, e nello spazio/tempo non euclideo del festival 2003 si confronta - si specchia? - con Carnezzeria, il secondo spettacolo partorito dal fresco e ribollente talento di Emma Dante e dei suoi attori. Un filo rosso di continuità - la famiglia in cerca di rispetto di Carnezzeria, la cui esistenza è solo la sua apparenza, è in fondo un doppio più bestiale della paralizzata famiglia tutta forma e pasticcini di m'Palermu - ma anche il segno del cambiamento. Per cogliere e seguire insieme - artista e spettatore - lungo le rotte oblique del festival, il senso di una ricerca, il sentiero che porta al miraggio.
Ancora una famiglia, ancora una famiglia siciliana e i suoi riti scaramantici e retorici consumati nel tempo sospeso e mitico di una partita del Mundiàl, sono l'oggetto su cui si concentra il giovane affabulatore Davide Enia in Italia - Brasile 3 a 2. Erede dell'antica e nobilissima arte del cunto (quella incarnata nell'immaginario collettivo da Mimmo Cuticchio), Enia osserva quella stessa Sicilia di Emma Dante con uno sguardo però più leggero, ironico, quasi affettuoso. La narrazione qui resiste e domina, varcando a volte persino l'uscio della poesia; ma la sovranità del logos viene improvvisamente cancellata dall'irruzione del cunto: la parola diventa ritmo, il significante significato, la forma un'emozione che taglia il fiato. Italia - Brasile 3 a 2 è stata un'altra delle piccole grandi piacevoli sorprese degli ultimi mesi. E crea grande attesa la possibilità di vedere - a Drodesera 2003 - accanto a uno spettacolo a suo modo già consacrato, il bozzolo del passo successivo: Schegge. Studio per maggio '43, primo mattone di uno spettacolo in costruzione con il quale Enia ruota di 180 gradi lo sguardo e lo rivolge alla tragedia dei bombardamenti americani che sventrarono Palermo. Altra storia, rispetto alla semifinale del Mundiàl: due volti di un artista e di una terra da scoprire nel grande viaggio circolare alla Centrale di Fies.
E per finire, un gruppo che ha fatto la storia del teatro di ricerca e non solo in Italia, con due spettacoli recentissimi che socchiudono una porta e aprono lo spiraglio di un'altra, e in qualche modo sintetizzano e rivelano il segreto di Drodesera 2003. Prima all'interno del tempio, negli spazi chiusi della centrale, e poi al suo esterno, nel grande parco disteso tra l'acqua e la montagna, il Teatro Valdoca presenta in sequenza Imparare è anche bruciare e Non - splendore rock. vero e proprio spettacolo teatrale il primo, originalissimo incrocio di poesia, musica e corpo il secondo. Salutati come la "rinascita" di Valdoca oltre il crinale del Terzo Millennio, entrambi fondano la loro forza sulla potenza della parola. Una parola ellittica - però - che non narra ma insanguina, che non descrive ma folgora, che non insegna ma brucia. Ma soprattutto una parola che sgorga dallo specchio del logos, che nasce e fiorisce sul non.
"Non voglio credere che morirò / e giuro che mai e poi mai sarò morta / mai e poi mai sarò una morta", recita il decalogo di Imparare è anche bruciare. E non è forse questo il semplicissimo segreto dei tralfamadoriani, che quando vedono un cadavere non piangono, perchésanno che la morte è solo un momento, e che quella stessa persona sta benissimo in un gran numero di altri momenti?
>>> continua
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